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IL MITO E LE IPOCRISIE DEL GIOCO D’AZZARDO “RESPONSABILE”
(Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista trimestrale Camminando insieme, n. 1, marzo 2013, ed. Scuola Europea di Alcologia e Psichiatria Ecologica, Udine)


Da molte parti si continua a insistere per diffondere la cultura del cosiddetto gioco “responsabile”,  per distinguerlo dal gioco d’azzardo cosiddetto “patologico”. Per capirci meglio, è opportuno fare una importante premessa.
Stai giocando d’azzardo ogni volta che rischi di perdere denaro o altri beni e quando perdere o vincere è deciso dal caso. Sono perciò giochi d’azzardo i biglietti delle Lotterie, Gratta e Vinci,  Lotto, Bingo, Poker e BlackJack, Scommesse sportive e Schedine varie, Superenalotto, Slot Machine e Videolotterie, Giochi a soldi in Internet (Scommesse, Poker, Gratta e Vinci, ecc.), speculazioni sulle azioni di borsa, giochi a soldi con Dadi, Scommesse sugli esiti di partite di Biliardo o su altri giochi di abilità, e altri …        Sono invece giochi salutari quelli di competizione o di crescita personale che non dipendono dal caso e dove sono importanti le capacità e l’esperienza personali (scacchi, dama, giochi matematici e di intelligenza, indovinelli, cruciverba, rebus, giochi cooperativi, sport vari - senza doping! -, ecc.). Il gioco vero è quello con regole chiare e che ti dà piacere, ti rende e ti fa sentire consapevolmente libero, non ti premia con beni o danaro ma con la naturale leggerezza, gioia e soddisfazione del puro giocare (pensa al giro girotondo o ai giochi di ruolo di quando eri bambino).   Il gioco d’azzardo non ti fa mai sentire libero, né consapevole, anche se ti illudi di esserlo. Se fossi veramente consapevole, non giocheresti affatto, neanche una volta, neppure un centesimo.
Qualsiasi tipo di gioco d’azzardo, in qualsiasi fase (all’inizio, quando ti illudi di diventare ricco  o ad un certo punto, quando stai perdendo soldi fino a rimanere “al verde”), è un comportamento dannoso per la tua salute, in primo luogo per le tue tasche.  Non importa quante volte giochi e quanto giochi: importa il fatto che, alla fine, perdi comunque (soldi, salute fisica e mentale, lavoro, tempo, amicizie, affetti, libertà, reputazione). Il banco vince sempre: nessuno regala denaro. Non fare il pollo. Se non giochi, non perdi. L’unico metodo per vincere è tenerti i tuoi soldi.   Ogni giocata è imprevedibile (il caso non ha memoria e la fortuna è solo un pensiero magico), è indipendente da quella precedente, non è influenzabile dalle capacità o esperienza personale. Il gioco d’azzardo è l’unica attività umana in cui l’esperienza non serve.
È matematicamente impossibile che un giocatore che giochi in modo ripetitivo
recuperi il denaro perso. La distorsione del pensiero deriva da singole vincite che alimentano la speranza di rifarsi. Più si gioca, più ci si avvicina alla distribuzione di probabilità impostata dal produttore, che ovviamente è a vantaggio suo e  non di chi gioca. La probabilità di fare 6 al Super Enalotto è di 1 a 622 milioni. La probabilità di essere colpiti da un fulmine entro l’anno è 1 su 350.000. La probabilità che l’asteroide 99942 Apophis colpisca la Terra attorno al 2036 (con conseguenze catastrofiche che porterebbero alla fine della vita sul nostro pianeta) è calcolata a circa 1 su 40.000. Ci sono quindi molti eventi che consideriamo poco probabili nella vita di ogni giorno che sono ben più probabili che vincere al gioco d’azzardo.
Soprattutto negli ambienti scientifici, o sedicenti tali, si continua a definire il gioco d’azzardo “patologico” quando ormai si è arrivati alla disperazione attraverso un processo lento, per fasi: inizi con una fase vincente, per poi scivolare lentamente e inconsapevolmente verso fasi in cui resti sempre più invischiato.
In realtà, non ci vuole molto per capire che qualsiasi quantità di denaro o di tempo o di salute persa a causa del gioco d’azzardo rappresenta comunque un danno, in ogni caso. È ovvio che se hai perso tutto il denaro della tua famiglia (con bugie, sotterfugi, furti, truffe, debiti, denunce e processi in Tribunale, depressione, ansia, litigi, separazioni, tentato suicidio e quant’altro), stai sicuramente peggio di quando, all’inizio della tua sciagurata avventura nelle tabaccherie, nei bar, nelle sale da gioco o davanti al computer, ti appassionavi per le tue piccole vincite e sognavi di diventare il più ricco, perché ti sentivi il più furbo … Non avevi scoperto il “sistema” giusto per fregare il banco. Stavi purtroppo lasciandoti ipnotizzare da una bufala madornale e da una illusione pericolosa e dannosa.
La bufala l’avevano ben architettata gli inventori, i titolari e i gestori della slot-machine (che letteralmente vuol dire “macchina mangiasoldi”) e del lotto, gratta e vinci e similari, con la complicità “irresponsabile” e cieca dei Governi nazionali e la superficialità di una parte del mondo scientifico, medici in prima linea.
L’illusione è stata ben lavorata, piano piano, senza che tu te ne accorgessi, dal tuo comportamento (quando ti recavi a giocare) e dai tuoi pensieri intorno al gioco, sino a trasformare il  tuo cervello, la parte più importante del tuo corpo, e farlo diventare il tuo più grande nemico. In poche parole, ti stai rovinando e stai rovinando la vita dei tuoi cari, ma chissenefrega (neanche te ne rendi conto …).
Per aumentare la tua consapevolezza, ecco alcune domande per aiutarti a capire se il tuo giocare rappresenta un problema.
Ti ritrovi frequentemente a pensare al gioco? Stai perdendo denaro? Stai giocando mentre avresti dovuto fare altre cose? Hai pensato che dovresti smettere di giocare? Qualcuno ti ha detto che dovresti smettere? Ti senti un po’ stupido o in colpa per il fatto di giocare? Pensi di avere qualche problema a causa del  gioco?
Se hai risposto Sì anche ad una sola di queste domande, la tua situazione personale presenta evidenti elementi problematici legati all’azzardo. Ti consiglio vivamente di rivolgerti ad una delle strutture pubbliche o ai gruppi di auto aiuto presenti sul tuo territorio.

Perché tu sia ancora più consapevole, facciamo insieme qualche ragionamento.
1. Proprio come accade per i problemi legati al consumo di bevande alcoliche, si tratta di un continuum, con uno stretto legame fra il gioco d’azzardo e i problemi correlati: il comportamento del gioco va da un valore zero (non giocare mai, neppure un centesimo, con danni zero) fino a un comportamento indefinibile con danni gravissimi (giocare con modalità e quantità di denaro x  fino alla morte per suicidio o per omicidio, passando attraverso disperazione, processi, separazioni e altro). Ciascuno di noi, anche se non ha mai giocato, si trova in un punto di questa ideale linea continua, con una grande varietà di situazioni e problemi.
La prima volta che si gioca è come “gettare le fondamenta” di una casa: quando si arriva a “toccare” i problemi fisici, psichici e relazionali gravi (ad esempio: debiti, litigi in famiglia, ecc.) si è già arrivati al tetto e il rischio di cadere giù è altissimo. Il comportamento del giocare d’azzardo si impara e si modifica con l’esperienza: in ogni stadio è determinato dall’equilibrio fra vantaggi e svantaggi. Ciascuno, qualunque sia il suo attuale comportamento, ha la possibilità di scegliere di muoversi avanti o indietro lungo questo continuum. (Mia rielaborazione da una dichiarazione del Royal College General Practitioners sul continuum del bere,1986).

2. Recentemente il Governo italiano ha definito la cosiddetta “ludopatia” (meglio sarebbe stato chiamarla “azzardopatia”) e l’ha inserita fra i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). In pratica, se giochi d’azzardo e hai problemi, puoi farti “curare” dal Servizio pubblico (di solito un Servizio per le Dipendenze). Ma non si tratta di una malattia, nel senso classico del termine.
Il giocare d’azzardo si manifesta, a un certo punto, con le caratteristiche e le conseguenze dell’assunzione di una vera e propria droga, con problemi di tipo fisico, psicologico e sociale di vario tipo.  Per questo motivo, si è arrivati a descrivere il “gioco d’azzardo patologico” come una malattia. In realtà si tratta delle conseguenze-complicanze di una serie di azioni, di pensieri e di sensazioni (il comportamento del giocare, sino ad uno stile di vita specifico) sulle cellule e sui tessuti di tutto l’organismo (soprattutto sul Sistema Nervoso Centrale, il cervello). Molti continuano a considerarla una malattia cronica e grave dalla quale non si può “guarire” una volta per tutte, ma che si può arrestare semplicemente non giocando e che non esiste un mezzo sicuro per prevenirla, perché non si conoscono bene le cause. È una opinione diffusa e condivisa anche da molti medici. Al contrario, la nostra esperienza ci ha insegnato a riconoscere, senza alcun dubbio, la ovvia causa precisa del “gioco d’azzardo patologico” (o ludopatia, se vuoi chiamarla così): il giocare. Conosciamo, di conseguenza, anche il modo ovvio di “curarla” (scegliere di non giocare) e di prevenirla (scegliere di non iniziare a giocare).

3. Considerare la “ludopatia” come una malattia potrà, da un certo punto di vista, essere utile (come lo fu per l’“alcolismo” in passato), perché le persone con problemi azzardocorrelati saranno trattate almeno alla stregua di altri malati, e non più come viziosi o delinquenti, ed essi si rivolgeranno più facilmente ai Servizi o ai Gruppi di auto aiuto per avviare e facilitare il proprio cambiamento. Allo stesso tempo questa visione rischia di: deresponsabilizzare la persona, la famiglia e la società in generale (se è una malattia, nessuno è responsabile); minimizzare la grande importanza che rivestono la consapevolezza e la scelta dei comportamenti delle persone nei confronti della propria salute e di quella altrui (principio di co-responsabilità e interdipendenza); favorire scelte politiche “demenziali”.  
I problemi azzardo correlati si sviluppano sempre dalla combinazione di almeno tre grandi aree di fattori: la persona (con il suo comportamento, il giocare, e le modificazioni che questa azione ripetuta determina nel suo cervello), l’ambiente (le politiche,  i Concessionari, i distributori, i gestori, i locali, la pubblicità e i meccanismi del gioco d’azzardo), la disponibilità e l’accessibilità degli strumenti (le slot-machine, il gratta  e vinci ecc.). Se manca uno soltanto di questi tre sistemi, non può esserci un problema legato al gioco d’azzardo né, ovviamente, la “ludopatia”. Perciò, come nel caso del consumo di bevande alcoliche, del fumo di sigaretta e delle droghe illegali,  i problemi non piovono dal cielo ma dipendono dalle azioni delle singole persone e possono essere prevenuti o diminuiti facilmente con scelte di stili di vita sani, liberi dal consumo di sostanze (alcol-fumo-droghe) e da comportamenti dannosi come il gioco d’azzardo e altri.
Nell’approccio medico la diagnosi è centrata sulle complicanze del gioco e spesso non individua le risorse; il soggetto del cambiamento è il professionista, mentre la persona malata svolge un ruolo passivo e si fa “curare”; l’attenzione è rivolta principalmente a segni e sintomi misurabili (fino ad un certo punto, trattandosi quasi esclusivamente di problematiche di tipo psico-sociale). La sola cura medica del gioco d’azzardo (ad esempio con psicofarmaci) è destinata  a fallire, soprattutto perché parte da un presupposto fondamentalmente sbagliato e cioè che il gioco d’azzardo sia una malattia. Occorrono strumenti e risorse in chiave multidimensionale, che coinvolgano non solo il mondo medico-psico-socio-educativo, ma anche le famiglie, le Comunità locali e le Amministrazioni pubbliche, a tutti i livelli, con provvedimenti seri e indipendenti dagli interessi commerciali delle lobby e delle mafie del gioco, senza legami ambigui e pericolosi.

4. È consolidata l’idea che le conseguenze negative legate al gioco d’azzardo riguardino soltanto una ristretta minoranza della popolazione (quella che gioca in maniera «esagerata»). Si tende inoltre a focalizzare l’attenzione sui danni gravissimi (talvolta tardivi e terminali) causati dal gioco e si trascurano le sue conseguenze negative immediate (la prima giocata) e il rischio altissimo di problemi più gravi. Anche una sola giocata, indipendentemente dalla quantità, può provocare danni (ad esempio, una bolletta del gas non pagata, con successivo distacco della fornitura, perché i soldi sono finiti nella slot-machine). Fra l’altro, anche se non si gioca affatto, si possono comunque avere danni, talvolta molto gravi e mortali, provocati da altri che giocano (un familiare o un conoscente), con modalità varie e in qualsiasi fase.
Il danno, il pericolo e il rischio sono quasi sempre indefinibili, per la negazione, il nascondere, il sotterfugio e le bugie di chi gioca e la complicità consapevole-inconsapevole dei familiari e degli amici. Non è possibile definire una quantità minima di giocate (per numero ed entità della posta) che non provochi danni. Non è possibile, nella pratica, definire nettamente la separazione fra gioco “responsabile” e gioco “patologico”. Ma c’è un gioco “non patologico”? Il giocare d’azzardo, per sua natura, è sempre irresponsabile e sempre “patologico”. Il giocare responsabile e normale è non giocare d’azzardo.
Il principio della massa critica insegna che quanto più alto è il numero di persone che hanno un certo comportamento (fanno o dicono certe cose), tanto più aumenterà il numero di persone che avrà quel comportamento. Ne sono esempi lampanti l’uso del telefono portatile, la diffusione delle automobili, del piercing, del tatuaggio. È inoltre dimostrato che, per quanto riguarda i comportamenti a rischio, più alto è il numero di coloro che, ad esempio, consumano sale da cucina, tanto più sarà numeroso il gruppo di soggetti con ipertensione arteriosa. In una certa popolazione questo numero varia, in maniera direttamente proporzionale, alla quantità di sale consumata. Non è dato sapere in anticipo chi svilupperà una ipertensione arteriosa e chi no.
Questo principio vale anche per il consumo di bevande alcoliche, per il fumo di sigaretta, per le droghe illegali, per il gioco d’azzardo.

5. Giocare d’azzardo è un comportamento che crea sempre, in ogni caso, un danno multidimensionale.    I problemi sono di tipo finanziario (debiti con amici, Banche, Finanziarie, usurai; ipoteche, vendita segreta di beni di famiglia); penale (furti, truffe, falsificazione della firma); familiari (liti, violenze, separazioni, divorzi); lavorativo (ritardi, assenze, scarsa produttività, licenziamento); scolastico (scarso rendimento o interruzione degli studi); psicologico (depressione e tentati suicidi; bassa autostima; uso di bevande alcoliche, tabacco e altre droghe; disturbi d’ansia; disturbi del sonno); fisico (legati all’intenso e prolungato stress: gastrite e ulcera gastrica, cardiopatie ischemiche, ipertensione, cefalee, alterazioni immunitarie, problemi dermatologici, crisi d’astinenza).
Il danno è sistemico, perché non riguarda soltanto la persona che gioca, ma anche la sua famiglia, i parenti, gli amici e i conoscenti, le persone truffate e i creditori, tutti gli altri cittadini (che si troveranno  a pagare più tasse per i costi delle cure mediche e psicologiche dei giocatori, comprese le Comunità Terapeutiche specializzate che vanno proliferando ad hoc).
Il danno è indeterminato (nessuno sa quanti guai avrà e quali), imprevedibile (nessuno di coloro che hanno giocato la prima volta ha mai pensato di arrivare ad avere tanti problemi: “a me non capiterà, perché so come controllarmi e poi non sono mica stupido …”);  soggettivo e dinamico (con differenze ovvie fra persona e persona, con il variare dei contesti, delle giocate e di molte altre variabili, tenuto conto anche dei tempi e delle vite individuali). Non tutte le persone che giocano sono uguali, come non uguali sono i problemi che affrontano. Persone con problemi di gioco si ritrovano in tutti i gruppi di età, di reddito, etnici e professionali, senza distinzione di sesso. Alcune sviluppano problemi immediatamente, altre li manifestano dopo anni.
Per questi motivi ritengo fuorviante e pericoloso distinguere categorie di rischio (basso, medio, alto) e la relativa classificazione artificiosa in giocatori “occasionali” o “moderati”, giocatori “problematici”, giocatori “eccessivi”, giocatori “patologici”. Si dimentica una verità incontrovertibile: il gioco d’azzardo è sempre dannoso. Punto.

6. Quindi non ha senso parlare di gioco “responsabile-sicuro-moderato-consapevole”: nessuno sa cosa sia  e, quando se ne parla,  ci si riferisce alle opinioni autoreferenziali e interessate delle lobby della molto redditizia industria del gioco. Non esiste alcun metodo per giocare “bene”. Il passaggio o meno dal fantomatico giocare “consapevole” a quello “problematico” non dipende da una capacità, ma da situazioni psicologiche scarsamente modificabili razionalmente. Per il fatto stesso che chi gioca alla fine perde comunque, il gioco d’azzardo è sempre problematico.
Si parla del giocare responsabile (senza sapere cosa sia veramente) e pochi discutono del non giocare: è molto diffusa la convinzione che il cosiddetto giocare responsabile non sia pericoloso ma nessuno è mai riuscito a darne una definizione precisa. Il gioco occasionale  viene tollerato senza che venga messo in relazione con i danni (fisici, psichici e sociali) immediati e futuri per chi ha giocato (giocare attivo) e con i danni (fisici, psichici e sociali) immediati e futuri per coloro che stanno vicini o lontani a chi ha giocato (giocare passivo), né con un possibile sviluppo verso danni gravissimi o irreparabili.
La domanda “Cosa è il giocare responsabile?” non può avere una risposta di tipo scientifico, perché riguarda un tema non condiviso nel mondo scientifico, coinvolge soggettivamente ciascuna persona (indipendentemente dalla scienza generale e dalla medicina), riguarda il comportamento personale e mette “in gioco” molti fattori soggettivi di natura fisica e psichica, fattori sociali (relazionali, ambientali e culturali), combinati con meccanismi neuropsichici in un dato momento o periodo della vita di una persona e della intera comunità. Si potrebbe parlare di tanti “giocare responsabili” quante sono le persone che giocano e che considerano “responsabile” il proprio giocare. Il cosiddetto “gioco patologico” (qualsiasi cosa voglia significare) si sviluppa quasi sempre in maniera graduale e relativamente impercettibile, dal gioco cosiddetto “responsabile”. I comportamenti relativi al gioco non si esauriscono in esso, ma influiscono nel comportamento più generale della persona come nell’educazione dei figli, nella vita familiare, nella scelta delle amicizie, nel lavoro, nel tempo libero, ecc.
Il concetto di gioco “responsabile” difende il gioco d’azzardo; rimanda, ovviamente, a valutazioni soggettive ed è naturale che la maggior parte dei giocatori consideri il proprio giocare come “responsabile, consapevole, normale”. La scelta di non giocare mai d’azzardo andrebbe quantomeno messa sullo stesso piano e ugualmente sostenuta, ma le lobby del gioco d’azzardo e il Governo sono più favorevoli al “giocare sicuro” che alla scelta di sobrietà.
La validità del concetto di gioco “responsabile” non è stata scientificamente dimostrata: questa ipotesi presuppone che esista per il gioco “patologico” qualche causa specifica, genetica o costituzionale. Se anche in futuro venisse dimostrata, rappresenterebbe una sorta di vulnerabilità particolare di una parte della popolazione. Senza l’azione di fattori ambientali specifici (leggi governative, produzione e diffusione dei giochi d’azzardo, accessibilità e giocatori) anche una persona “vulnerabile” dal punto di vista genetico o costituzionale non avrà problemi azzardocorrelati diretti. Per la restante parte della popolazione, il giocare non sarebbe comunque giustificato: i meccanismi del gioco d’azzardo (legati al caso e predisposti all’origine perché il banco vinca sempre) non cambierebbero, anzi risulterebbero ancora più pericolosi, in quanto aumenterebbe il numero di persone che incominciano o continuano a giocare credendosi “al sicuro”.
La maggior parte dei problemi azzardocorrelati sono concentrati nella fascia di popolazione che considera il proprio giocare come “consapevole, normale, responsabile” e che non chiede aiuto e anzi cerca di nascondere il proprio comportamento. Il modello di approccio che sostiene il gioco “responsabile” è evidentemente poco sicuro e, in caso di problemi, ritarda sempre l’inizio di un programma di cambiamento, perché la percezione del danno avviene quando questo ormai si è sviluppato da molto tempo, diventando talvolta irreversibile (separazioni, povertà, carcere, morte).
In conclusione, chi sostiene l’idea di “gioco responsabile e di “gioco patologico” finisce per giustificare, difendere. promuovere e mantenere il gioco d’azzardo.

7. Alla luce di tutte queste argomentazioni, ha destato meraviglia e dispiace ancora che una Società scientifica seria come FeDerSerD (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze), a fine ottobre 2009 si sia consorziata con Lottomatica nel “Lottomatica Group-Federserd Gioca Responsabile”. Dopo la campagna di Lottomatica “Gioca senza esagerare” (ma cosa avranno voluto dire?), “su indirizzo di AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato) che come ente regolatore si è fatto promotore e fautore di un modello di gioco legale e responsabile, nel 2008 Lottomatica si è impegnata ad esprimere la propria sensibilità etica con la definizione di un Programma di gioco responsabile che coinvolge tutte le proprie attività ed è mirato al rispetto ed alla protezione dei giocatori”. (www.federserd.it/.../comunicatoGiocaResponsabile).       Riesco a comprendere, entro certi limiti, le buone intenzioni di FeDerSerD (favorire le richieste d’aiuto da parte dei giocatori d’azzardo): meglio avrebbe fatto se avesse preso posizione contro  l’aumento vertiginoso di nuovi giochi e di nuovi giocatori e perciò dei problemi azzardo correlati (che non sono “pochi”, come vorrebbe far credere Lottomatica), avesse denunciato le relative politiche dei Governi, avesse proposto una regolamentazione più seria e avesse cercato altrove sponsorizzazioni o legami validi, nel segno dell’etica e della scienza, per aiutare le famiglie e arginare un problema dalle dimensioni già epidemiche.
Ho timore che il consorzio AAMS-Lottomatica-FeDerSerD abbia in qualche modo, più o meno consapevolmente, giustificato e favorito le recenti politiche indirizzate all’ aumento del numero delle sale da gioco.  Per il principio della massa critica, se aumenta la disponibilità e l’accessibilità dei luoghi del gioco, aumentano i nuovi giocatori e i vecchi giocatori hanno ancora più occasioni per continuare nel loro comportamento, con aumento esponenziale del numero e della gravità dei problemi.  L’industria del gioco d’azzardo non è un Ente di Beneficenza.

8. Domanda: se tu avessi un pollaio, metteresti una faina a guardia delle tue galline, confidando sul fatto che le faine sono grandi esperte in tema di pollai? In questo caso, l’esempio dei polli calza a perfezione. Totò avrebbe detto: “Ma mi faccia il piacere …!”  Mi sovviene la scena illuminante di uno dei film più belli di Chaplin (The Kid, Il Monello). È inverno, c’è la fame e, per racimolare qualche centesimo, il Monello, d’accordo con Charlot, tira sassi contro i vetri delle abitazioni di ignari inquilini che sono costretti in gran fretta a correre ai ripari. Per incanto, sotto la finestra, compare Charlot con i vetri sulle spalle, già pronti.   Lottomatica rompe i vetri e qualcun altro li ripara.
Mi sforzo, ma non riesco a percepire “sensibilità etica” nella Carta dei Servizi AAMS e nel GiocaGiusto della Sisal. Se si vuole davvero avviare la “Predisposizione di una serie di meccanismi di gioco atti a ridurre al minimo i rischi connessi a comportamenti patologici” (da “Gli impegni di Sisal”), che si dia inizio alle procedure per smantellare gradualmente l’apparato del gioco d’azzardo, con riconversione dei locali e dei dipendenti, anche se dovessero occorrere anni. Il gioco “illegale” c’è anche adesso e i “bracconieri” non si iscriveranno alla Croce Rossa, una volta rimasti senza giocatori “legali”. Ma esiste un gioco d’azzardo veramente “legale”, nel senso etico del termine?
   
9. Non penso sia  “terrorismo” informare che è meglio non giocare mai d’azzardo, neanche una volta. Penso invece che sia irresponsabile non informare correttamente i consumatori sui rischi legati al gioco d’azzardo. Una corretta informazione garantisce la consapevolezza, e quindi una maggiore libertà, di chi sceglie. Invitare a scegliere la sobrietà non ha nulla a che fare con il proibizionismo. Che il gioco d’azzardo generi ricchezza all’economia italiana non è affatto scontato. Anzi, fra qualche anno lo Stato dovrà sborsare molti più soldi per “curare” i giocatori “patologici”, rispetto ai pur numerosi spiccioli che incamera grazie ai diritti sui giochi. Il gioco d’azzardo è assimilabile ad una droga: è un fatto, non un’opinione (causa danni fisici, psichici e sociali; modifica il funzionamento del cervello; provoca sviluppo di tolleranza, craving - desiderio compulsivo di giocare - e crisi di astinenza). Spesso si associa al consumo di cocaina e di bevande alcoliche (in circa il 25% dei casi). Si comporta in modo scorretto chi lo vuole nascondere all’opinione pubblica. Peggio ancora, se lo fa per tutelare il proprio portafoglio.
Esiste una corresponsabilità dello Stato e dei concessionari nella diffusione del Gioco d’azzardo. Gli operatori dei Servizi da tempo si fanno carico dei giocatori e delle loro famiglie, anche in assenza di specifiche risorse e normative. Ora che è stata riconosciuta la “ludopatia”, è bene che  lo Stato e i Concessionari assumano iniziative per la protezione dei cittadini dai danni che hanno contribuito a creare.

10. In definitiva, è necessario:
• attivare una rete di protezione personale e familiare con politiche e interventi finalizzati alla diffusione della cultura del “nongiocomai”;
• favorire e facilitare scelte di sobrietà in famiglia, a scuola, nei luoghi di lavoro, con interventi di sensibilizzazione;
• formare i Medici di Medicina Generale e gli altri Operatori della Salute in tema di gioco d’azzardo;
• favorire la nascita e lo sviluppo di Gruppi che operano nel principio dell’automutuoaiuto, per famiglie con problemi legati al gioco d’azzardo;
• rafforzare le risorse a disposizione dei Servizi pubblici e privati che si occupano di famiglie con problemi legati all’azzardo.

A conclusione di queste riflessioni mi faccio una domanda: Cosa posso fare io, da subito, per migliorare la situazione e come posso diffondere la cultura del “nongiocomai” ?  Da tempo non compro neanche i biglietti della lotteria della Parrocchia. Preferisco fare un’offerta a parte. Continuerò a denunciare azioni governative scellerate che contribuiscono alla rovina delle famiglie e a moltiplicare la povertà e le lacrime. Continuerò a frequentare il gruppo di famiglie con problemi di gioco d’azzardo, con persone meravigliose che stanno cambiando la propria vita e quella della comunità di appartenenza. Non cambieremo il mondo intero, ma almeno avremo migliorato il nostro mondo.

Adelmo Di Salvatore
Direttore del Servizio per le Dipendenze di Avezzano (ASL1 Abruzzo)
Servitore-Insegnante nel Club Alcologico Territoriale Il faro di Avezzano
Facilitatore nel Gruppo Il Gioco della Salute di Avezzano
adelmodisalvatore@gmail.com   328.7217997  0863.499864


Bibliografia


• Bellio G. et Al. (2011) , Vincere il gioco d’azzardo: manuale di autoaiuto per il giocatore che vuole smettere, Opuscolo sviluppato nell’ambito del Progetto Jackpot (2010), Regione Veneto, Assessorato alle Politiche Sociali
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• Cibin M. et Al. (2012), Il Gioco Problematico in un programma residenziale per la dipendenza da alcol/cocaina: effetti sugli esiti e sui processi terapeutici, The Italian Journal on Addiction, Vol. 2, N. 3-4 2012, Dipartimento Politiche Antidroga, Presidenza del Consiglio dei Ministri
• Capitanucci D., Stimamiglio I., Forza C., Bellio G., Di Salvatore A., Presentazione delle relazioni in occasione del Convegno A che gioco giochiamo?, svoltosi ad Avezzano (AQ) il 13 aprile 2012
• Di Salvatore A. (2003), Il bere e i problemi alcolcorrelati. Dalle credenze comuni alle conquiste della scienza. In U. Nizzoli e M. Pissacroia (a cura di), Trattato completo degli abusi e delle dipendenze, Padova, Piccin, vol. II, pp. 1351-1382.
• http://www.corriere.it/scommesse-lotterie/mondo-gioco/27_ottobre_2009/lottomatica-federserd-lanciano-giocaresponsabile-1256663417843.shtml
• Hudolin V. (1991), Manuale di alcologia, Trento, Erickson
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• www.federserd.it/.../comunicatoGiocaResponsabile.pdf.)
• Di Salvatore A. (2009), Manuale di alcologia sociale. Il superamento della cultura alcolica, Trento, Erickson


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